Daemon I Blackfyre aveva infiammato il Westeros con la sua ribellione. Nel 196 d.C. la battaglia del Campo Rosso Sangue mise fine alla vita di Daemon e dei suoi due figli gemelli, Aegon e Aemon, per mano di Brynden Rivers. Tuttavia gli altri figli maschi e le due figlie femmine di Daemon sopravvissero e restarono in Essos per gli anni successivi.
Nel 211 d.C. Rohanne di Tyrosh, vedova di Daemon e madre dei suoi figli, comprese che molti dei suoi figli, guidati dall'implacabile furia di Acreacciaio, erano destinati a infrangersi contro lo scoglio dei Targaryen. E così anche il retaggio di Daemon sarebbe andato perduto. Avevano combattuto tanto e sognato tanto, e lei non avrebbe permesso a questo “sogno” di infrangersi: per salvare la stirpe decise di giocare l'ultima carta, puntando tutto su sua figlia Daenys Blackfyre.
Il patto non fu una transazione immediata, ma una scommessa basata sulla fertilità e sulla sopravvivenza: Daenys Blackfyre fu data in sposa a Lord Vhassar stesso, e da questa unione Lord Vhassar accettò che il suo "primo frutto" potesse non appartenergli legalmente. Venne stabilito che, infatti, entrambe le casate potessero sopravvivere: Daenys avrebbe dovuto dare a Lord Vhassar almeno due figli, preferibilmente maschi.
Se, e solo se, entrambi fossero sopravvissuti fino al compimento del sedicesimo anno, il primogenito avrebbe legalmente rinunciato al nome Vhassar per assumere quello di Blackfyre. Egli sarebbe diventato il Re in esilio, il proprietario della spada ancestrale Blackfyre e di uova pietrificate, simbolo dell'antico dominio dei draghi. Il secondo figlio avrebbe mantenuto il nome Vhassar, ereditando i titoli di Volantis.
L’audace scommessa di Rohanne di Tyrosh diede i suoi frutti nel 213 d.C., quando sua figlia Daenys diede alla luce due gemelli: Aelys e Maekor. Al compimento del sedicesimo anno, Aelys rinunciò ufficialmente all'eredità dei Vhassar per assumere in segreto il cognome Blackfyre.
Mentre il mondo credeva che i Blackfyre fossero morti con Maelys l’Mostruoso, una linea femminile prosperava nell’ombra a Volantis. Aelys Blackfyre prese in sposa Rhysena Vhalarys. Egli dedicò l'esistenza al commercio e alla ricerca di alleati sotto l'accorta egida di Daenys, la quale si rivelò una matriarca d’acciaio. Sotto la sua guida, dopo la morte del marito avvenuta nel 233, i Vhassar riacquistarono l'antico splendore finanziario.
Dall'unione tra Aelys e Rhysena nacquero tre figli: Visenya, Aegon e Naerys. Seguendo l'antica usanza valyriana, Aelys unì in matrimonio i suoi due figli maggiori, Visenya e Aegon, i quali generarono a loro volta Jhaeron e Calla.
Fu la fitta rete di spie di Daenys a condurre Aegon e Visenya verso la Casa Thaerion di Lys. Lì scoprirono l'esistenza di Haelor, figlio naturale di Aerion Targaryen: un bastardo di sangue reale che avrebbe potuto servire la causa dei Blackfyre. Il legame fu suggellato quando Jhaeron Blackfyre sposò Elaer Thaerion. Tuttavia, Jhaeron morì a soli ventiquattro anni in un duello sconsiderato, lasciando la vedova con due figli piccoli: Aurion e Daerion.
Aurion, cresciuto sotto la tutela di Visenya, fu inviato presso la Compagnia Dorata, dove strinse un profondo legame con la Casa Brightfyre. Fu a Volantis che Aurion si convertì al culto del Signore della Luce; i Preti Rossi vedevano nella sua stirpe la "Stella Cremisi" destinata a sedere sul Trono di Spade.
Dopo aver sposato Aelora Vhassar e aver generato quattro figli, Aurion decise che era giunto il tempo della guerra. Ossessionato dal desiderio di risvegliare i draghi, compì l'estremo sacrificio: all'alba del 309 d.C., offrì la vita della piccola Sharra alle fiamme. Quel giorno, mentre una cometa rosso sangue solcava il cielo, le tre uova si schiusero.
Aurion radunò le sue forze: la Compagnia Dorata, i Brightfyre, i Vhassar e i Thaerion. Quando la sua flotta varcò i confini delle Stepstones, ebbe ufficialmente inizio la Sesta Ribellione Blackfyre. Il conflitto fu cruento ma breve.
Aurion trovò la morte a Capo Tempesta in un duello mortale contro Jon Connington, in cui entrambi i comandanti persero la vita.Con la caduta del pretendente, l'esercito si sfaldò. Il sogno alimentato dal sangue e dal tempo si infranse contro le coste delle Terre della Tempesta. Insieme ad Aurion cadde suo fratello Daerion e il fiore della nobiltà Thaerion e Vhassar. Eppure, la maledizione dei Blackfyre non era ancora conclusa: l’erede Brightfyre riuscì a fuggire verso Essos, portando con sé la leggendaria spada Blackfyre.
La sconfitta a Capo Tempesta non segnò la fine, ma solo un altro doloroso letargo. Quando la spada Blackfyre tornò a Volantis tra le mani dell'erede Brightfyre, essa non fu riposta come un cimelio, ma brandita come una promessa.
I tre figli rimasti di Aurion — Laenys, Daeron e Vaelor — crebbero nel mito del padre caduto e nel calore innaturale dei tre draghi nati dal sacrificio di sangue. Quando le creature divennero troppo imponenti per le segrete della città, furono condotte nelle profondità inesplorate dell'Essos, dove crebbero selvagge, nutrite dal fuoco e dalla carne, lontane da occhi indiscreti.
Mentre i Blackfyre crescevano all'ombra insieme ai loro draghi, a Westeros il Trono di Spade vacillava sotto il peso di una nuova follia. Lucerys Targaryen, figlio di Rhaegar e Lyanna, aveva ereditato non la saggezza del padre ma il fuoco malato del nonno Aerys. Il suo regno divenne un susseguirsi di tirannia e soprusi, lacerando i legami con le grandi casate.
Le voci di tre draghi avvistati nelle terre dell'Est iniziarono a giungere ai Sette Regni, tra terrore e speranza. Molti - tra spie e sicari - vennero mandati in Essos per accertarsi della cosa ed, in caso, uccidere i tre ragazzi. Tuttavia furono quelle voci ad accendere la speranza di alcuni dei sudditi che, persi nell'affronto continuo del Re, decisero di muoversi. Alcuni uomini di Dorne, delle terre della Corona e delle terre della Tempesta solcarono il mare Stretto alla ricerca dei tre "giovani draghi". Dopo ricerce lunghe, l'incontro con Daeron fu la scintilla che diede inizio alla Settima Ribellione.
Dimostrando una lungimiranza rara per la sua giovane età, Daeron prese una decisione audace: arrivare a Westeros in gran segreto per poter studiare il suo nemico e allo stesso tempo cercare alleati. Lasciati i draghi e i fratelli a Volantis, si recò a Westeros sotto le spoglie di "Daeron di Lys". Grazie ai suoi tratti valyriani — comuni nella città del piacere e quindi meno sospetti — riuscì a muoversi tra i castelli e le corti per quattro lunghi anni.
Durante il suo esilio volontario, Daeron non fu un guerriero ma un tessitore di alleanze e piaceri. Si ingraziò alcuni dei Lord e delle Lady, ascoltò le loro lamentele e seminò il malcontento, nascondendo gelosamente il segreto del suo sangue. Molti videro in lui un popolano straniero carismatico e colto; nessuno sospettò che dietro quegli occhi viola si celasse un Drago Nero.
Dopo aver preparato il terreno e assicuratosi la lealtà dei congiurati, Daeron fece ritorno ad Essos. Trascorse un intero anno a radunare i suoi fratelli, la Compagnia Dorata e l'esercito che suo padre aveva sognato di guidare.
All'età di ventitré anni, nel pieno della sua forza e col sostegno di metà Westeros, Daeron diede inizio all'invasione . Questa volta, però, insieme alla flotta e ai guerrieri, i tre giovani arrivarono a dorso di Drago, portando Fuoco e Sangue sul contiente.